venerdì, marzo 31, 2006

Sò ragazzi....

La situazione francese è preoccupante. So, come sapete voi, che i lavoratori hanno un loro motivo per protestare e gli universitari pure, ma farei un discorsetto a parte i liceali. Conosciamo tutti bene lo spirito di "protesta" dei liceali, se vogliamo essere onesti. Se invece vogliamo dire che quegli adolescenti siano i discendenti dei rivoluzionari e abbiano piena preoccupazione per un lavoro a cui a quell'età non si pensa nemmeno... fatti vostri. A quell'età, la più bella forse, con la mente sgombra (non la moglie dello sgombro) soltanto gli piace essere un po caciaroni, come piaceva a noi ai tempi dei cortei, delle manifestazioni, dove il 98% dei manifestanti non sapeva nemmeno le motivazioni. Su questo non temo smentita, perchè conosco abbastanza bene il mondo dei licei essendo stato rappresentante degli studenti più volte. Certo questa è l'Italia e di la c'è la Francia. Ma per me tutto il mondo è paese. Accetto smentite, mi piace cambiare idea in positivo.

Torniamo a chi protesta con più cognizione di causa, gli universitari e i lavoratori. Hanno tutto il diritto (a patto di non seminare distruzione come i contestatori nostrani ci hanno abituati) di protestare, hanno il loro motivo, sono preoccupati dal "CPE" e la facoltà di licenziare senza giusta causa sotto i 26 anni. Ciò nonostante io mi sento di contraddire questa modo di vedere.

Sono figlio di imprenditore ma lavoro come dipendente, ho fatto anche io del lavoro "precario". Però posso dire che per il mondo del lavoro di oggi è fondamentale la flessibilità, tutelata si, ma flessibilità non precarietà, bene inteso. Un imprenditore non può permettersi di assumere un dipendente senza esperienza, senza conoscerne le capacità, la volontà, ecc. Non può permettersi più di assumerlo "finchè morte non ci separi".

Se il vostro Prodi farà come ha detto, di portare il costo del lavoro "precario" uguale a quello del lavoro a tempo indeterminato, aumenterà nuovamente il lavoro nero, e diminuirà quindi conseguentemente l'occupazione, aumenta pure l'assistenza ai disoccupati, quindi la spesa pubblica e diminuisce il gettito fiscale da lavoro dipendente. Quindi sarebbe una scelta che non paga, anzi.

Aggiungo una cosa, attirandomi molte antipatie, chi è consapevole di essere una persona che si impegna sul lavoro e non "lavativo", seria, affidabile, capace, ecc. non deve temere il licenziamento, assolutamente no. Gli imprenditori non sono suicidi, e non si sognerebbero mai di licenziare chi produce bene, perchè hanno dei conti da far tornare, e ciò può passare solo da un buon rapporto tra costo e produttività del lavoro dipendente. Se in Italia siamo messi male lo dobbiamo anche ad una politica clientelare che dai settori pubblici si è propagata a quelli privati.

Entrate in qualsiasi ufficio pubblico, alle poste, in tante aziende e cercate, ad occhio, di misurare la produttività. Fatto? Dato terribile, per qualcuno che lavora, ci sono altri che sono incapaci e svogliati perchè non hanno nessuna voglia di migliorarsi e migliorare. Sapete perchè? Perchè sanno che mai nessuno li smuoverà dal loro scranno, nessuno. Se invece fossero tutti sotto "CPE" sapete come schizzerebbe in alto l'indice di produttività?

(Sia chiaro, il "CPE" è un medicinale per questa situazione (ma non solo) ed è quindi da usare con cautela. Non auspico mica "CPE" per tutti, sarebbe una sfida liberista, di concorrenza del mercato del lavoro troppo forte, e chi non è abituato a crescere sarebbe destinato a soccombere probabilmente, e non sarebbe giusto.)

Qui da me si usa fare ai nuovi dipendenti una prova di qualche settimana (in nero) e dopo (se la ditta è seria e onesta) scatta l'assunzione se il tizio è valido. Beh, i problemi cominciano all'assunzione, tutta la buona volontà e l'impegno vanno a scemare fino a livellarsi verso il basso con la media. E quindi la produttività scende, scende, scende.... Questa è la realtà. Vista da me.

Adesso a voi le repliche, anche forti, ma non offensive... sò ragazzi...

6 commenti:

camelot destra ideale ha detto...

Splendido post Van der...tutto straverissimo....

Van der Blogger ha detto...

Grazie amico. Sai mi si contorcono le budella quando sento la frase "non c'è lavoro". Non c'è volonta e impegno e mentalità, ecco cosa manca...

Simone Moder(n)atore ha detto...

Quasi del tutto d'accordo...unica difesa in favore di chi avversa la scelta del lavoro a tempo determinato: gli imprenditori che tu dipingi, quelli che se sei bravo ti assumono in forza di un ciclo virtuoso che vede lavoro=assunzione, sono pochi. Si preferisce continuare a rinnovare le mensilità, le semestralità, le annualità piuttosto che onerarsi di un lavoratore fisso in più che sarebbe impossibile da licenziare se diventasse improduttivo.
Sul piano teorico la scelta del governo potrebbe essere buona...sul piano pratico deficita di qualcosa. Provo a proporre questo qualcosa: un'ulteriore legge che abbatta la "illicenziabilità" del dipendente e la sostituisca con una buona indennità: se vuoi licenziare quello lì lo fai perché è palesemente improduttivo e quindi ci spendi comunque meno a mandarlo via, se invece lo vuoi mandare via per mobbing sono cavoli tuoi...
A presto.

Monsoreau ha detto...

Mi sento di confermare l'impostazione del post.
Lavoro c'è, il punto è che molti hanno ancora il mito del posto fisso e di poca fatica, magari girato l'angolo di casa.
Veggasi la pletora di impiegati pubblici eredità del clientelismo della prima repubblica e della burocrazia che è tanto più presente quanto più c'è da dare lavoro inutile.
Poi direi che di imprenditori che regionano in termini di efficienza ce ne sono molti, tra i piccoli e medi, pochi o nessuno tra i "grandi" che hanno preferito darsi alla macchia, sostituiti da manager rampantini che preferiscono agire sul piano finanziario e delle consorterie politiche (magari da ottenere agevolazioni, rottamazione e quant'altro) e non sul piano strettamente imprenditoriale.
Purtroppo sono questi ultimi a fare tendenza e notizia, tranne quando trovano un Berlusconi che, come a Vicenza, li bacchetta sulle dita (come si faceva con i monelli a scuola) ottenendo l'ovazione e l'adesione degli imprenditori veri che poi sono la spina dorsale del nostro sistema produttivo.

Van der Blogger ha detto...

cmq che io sappia i contratti a tempo non possono essere protratti dalla stessa azienda per più di 18 o 24 mesi....

Van der Blogger ha detto...

l'ho letto dopo. Quoto in pieno Monsoreau...